Il diavolo di Smiling Woods:un thriller surreale con coscienza ambientale.

La graphic novel edita da Bao Publishing di Jacopo Starace “Il diavolo di Smiling Woods” non è solo fantasy, ma un’ iperbole metaforica per farci riflettere su come stiamo avvelenando il pianeta.

Nella cittadina di Emanuele Parish sono sparite diverse persone, senza lasciare nessuna traccia, solamente un grande vuoto. I protagonisti del romanzo, dei ragazzi di una piccola redazione della scuola superiore locale, hanno tutti perso qualcuno o qualcosa dalla loro quotidianità e farebbero di tutto per cercare di portare la cittadina e i loro cari alla normalità.

L’agente Stammer indaga sulle scomparse, tra queste, anche suo figlio che dopo aver accettato un lavoro non è più tornato a casa e non ha dato più notizie. Unico grande filo conduttore in questo giallo è la Fieldpharma, un’industria chimica da poco di nuovo attiva in città accusata di aver buttato sostanze tossiche nel fiume, immischiata in loschi affari con un ricco imprenditore di paese.

Delia e i suoi amici si metteranno alla ricerca degli scomparsi, partendo dalle ultime tracce del prete di paese, allontanatosi nel bosco, ma senza sapere che la soluzione del caso è molto più complessa di quanto possano immaginare.

Il diavolo di Smiling Woods è una graphic novel da leggere tutta d’un fiato, ogni pagina è uno schiaffo tra realtà e finzione perché alla fine delle vignette ci tocca fare i conti con dei mostri che dalla carta sappiamo bene come possano passare alla vita di tutti i giorni. Delia e i suoi amici non sono detective, sono ragazzi, ragazzi che potrebbero essere gli stessi che incontreresti ad un Fridays for Future, che hanno a cuore non solo il mondo ma la verità di un mondo che ogni giorno non fa altro che mentire loro, mostrandosi con un’altra faccia.

Jacopo Starace con un’ identità unica riesce a farci calare perfettamente nel buio più profondo, colpisce perfettamente i nostri occhi tavola dopo tavola creando un ritmo incalzante e non facendoci mai perdere l’attenzione.

Testo di Filippo Ghetti

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